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Sport e sport city: binomio imprescindibile

Alcuni dicono che siamo nella fase della rinascita ma i numeri contemplano altro; fatto appurato è che la pandemia oltre ad aver cambiato drasticamente i nostri equilibri personali ed economici, ha inciso fortemente anche sugli stili di vita sportivi di ognuno.

L’impatto dell’attività digitale nella vita delle persone, l’isolamento dal contesto lavorativo, relazionale e i mancati spostamenti giornalieri hanno penalizzato lo slancio motorio e favorito i comportamenti sedentari.

Lo stile di vita sedentario contribuisce all’insorgenza di disturbi fisici, col rischio di sviluppare o di avere un peggioramento di malattie croniche, come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ipertensione, squilibri ormonali, abbassamento della capacità polmonari.

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda come allenamento ideale per mantenersi in salute 150 minuti di attività fisica a intensità moderata o 75 minuti di attività fisica ad alta intensità a settimana.

Non sempre, però, è possibile allenarsi in casa.

Come fare, allora?

Con la pandemia anche la gente più pigra, improvvisamente, per abbattere lo stress domestico, si è trasformata in atleta indossando solo un paio di scarpe ginniche.

Come può, questa situazione, non far riflettere sulla necessità di trasformare le proprie città in vere e proprie sport city?

Creare delle città a misura di sport significa non soltanto riqualificazione degli spazi pubblici ma porre al centro dell’attenzione il benessere della collettività, diffondere la cultura dello star bene all’interno delle proprie città.

È, ormai, evidente che lo sport è parte integrante del nostro modo di vivere e di pensare e lo sport praticato all’aperto è stato notevolmente rivalutato anche dai fanatici del fitness in palestra.

Secondo il vicepresidente dell’Istituto Piepoli, Livio Gigliutocura del corpo e interconnessione digitale saranno i trend portanti dei cambiamenti del prossimo decennio.

Anche in questo caso la pandemia acuisce spinte che già stavano germogliando: nei prossimi 10 anni abbandoneremo lo stile di vita frenetico per curare di più salute psicologica e relazioni familiari, avremo più relazioni tra noi ma saranno ‘figitali’, armonicamente alternate tra incontri fisici e digitali.

Una rivoluzione umanista sostenuta da quella digitale”.

Peraltro, uno studio presentato dall’American College of Sports Medicine, ha rivelato che chi spende 30-60 minuti facendo attività fisica all’ora di pranzo fa registrare un incremento produttivo del 15%.

Lo sport diventa, quindi, strumento importante anche per motivare i propri dipendenti.

Le ricerche hanno dimostrato che per ogni euro investito nella salute dei propri dipendenti, le organizzazioni ottengono un ritorno di 4 euro, in termini di aumento della produttività.

In considerazione di ciò, investire sugli spazi pubblici green con la realizzazione di impianti ricreativi e sportivi deve diventare un must per permettere una diversificazione dell’offerta sportiva e andare incontro alle varie esigenze della popolazione.

Per garantire ciò, è assolutamente necessario rivolgere l’attenzione a quei parchi o luoghi che sono oggetto del nostro discorso e che devono essere soggetti di riqualificazione.

Attivarsi tramite una rivisitazione degli stessi, significa garantire una fruizione libera dei parchi, oltre che di quelle strutture sportive che, nella progettualità, saranno comprensive di percorsi nel verde.

Tutto ciò condurrebbe sia alla creazione di un forte punto di aggregazione che alla presenza di una vasta opzione sportiva attiva per l’utenza e quindi a una scelta di vita sostenibile, con una ampia attenzione verso i problemi della cittadinanza compresa quella giovanile.

Sostenibilità che, in pillole, deve ben coniugarsi con l’attrattività dell’offerta.

In conclusione, quindi, la progettualità deve trovare nella sostenibilità ambientale una matrice comune orientata alla responsabilità sociale.

Responsabilità che deve essere intesa non solo come imprenditoria volta a soddisfare le esigenze del cliente ma anche le aspettative di altri stakeholders, come ad esempio i fornitori, la comunità locale di riferimento e i vari portatori di interessi, pubblici e privati, tramite un ascolto e dialogo costante.

Claudia Krystle Di Biase

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